sexta-feira, 22 de novembro de 2013

Toccare il mazzo di carte

Anche se potrebbe sembrare una banalità, per ogni Cartomante che si rispetti questo argomento è importante. Il proprio strumento di lavoro, cioè il mazzo di carte, viene curato con amore, custodito gelosamente. Ognuno lo fa alla propria maniera, tutti però proteggono le proprie carte con grande amore. Per ogni Cartomante esistono numerosi motivi per far toccare oppure non far toccare il proprio mazzo di carte. Ciò comprende anche i rituali della domanda, del mescolamento, del taglio e della distribuzione delle carte per una “lettura”.


Quelli che ritengono che questo tipo di comportamento sia positivo sono convinti che coinvolgere attivamente il Consultante nel rituale del consulto (domanda, mescolamento, taglio ed estrazione delle carte), permetta di “proiettare” direttamente sulle carte le vere motivazioni che spingono il Consultante a cercare dei chiarimenti. Questo “contatto” genererebbe un dialogo fra il Consultante e il mazzo di carte. il Consultante farebbe da “canale” diretto con le carte, mentre il Cartomante rivestirebbe il ruolo di portavoce.


Invece quelli che ritengono questo tipo comportamento negativo temono che il Consultante possa “trasmettere” al mazzo di carte delle energie negative per via del proprio stato mentale e emotivo al momento del consulto, e che queste energie vanno poi ad influire negativamente sul responso.


Se siete dei Cartomanti di professione, di sicuro avrete già vissuto innumerevoli situazioni in cui il Consultante si presenta a voi in uno stato emotivamente agitato. Infatti il Consultante coinvolto nei suoi problemi, non sempre è positivo, controllato e concentrato con ciò chi ha davanti a sé. Personalmente ho potuto osservare che alcuni non stanno affatto bene, non sono logici, sono presi dalla rabbia, dall’ odio, e dal rancore e nutrono un forte desidero di vendetta nei confronti di un’altra persona. Questa miscela di emozioni incide negativamente sulla concentrazione necessaria per effettuare tutti quei rituali importanti che riguardano il consulto.


Per un Cartomante è pure “devastante” vedere il proprio mazzo di carte venir manipolato da mani inesperte, vedere persone che non hanno nessuna esperienza dei rituali della Cartomanzia, emotivamente sconvolte dai propri problemi personali, maneggiare le carte in modo violento, disordinato e senza nessun riguardo. Potete immaginare di vivere una tale esperienza durante ogni consulto? Ed inoltre perché far vivere un’esperienza del genere ad una persona che probabilmente non se la sente? Credo che nessuna persona che decida di andare dal Cartomante sia consapevole che dovrà svolgere alcuni “compiti” anche contro la propria volontà.
Alcuni di voi si staranno domandando a quale delle due “tribù” io appartenga. Lasciare o non lasciare toccare il proprio mazzo di carte, giusto? Non vi lascerò a lungo con questo dubbio, vi rispondo subito. Decisamente appartengo al secondo gruppo. Non lascio nessuno toccare il mio mazzo di carte. Fra me e il mio mazzo di carte esiste un legame che viene coltivato sin dal primo momento che lo prendo tra le mani. Lo curo con amore e dedizione ogni giorno. Il consueto gesto di sfiorare ogni singola carta, del mescolarle, parlarle, depositarle sul tavolo da lavoro, del custodirle nella loro scatola, eccetera, crea un legame profondo, speciale e unico tra me e le mie carte. E non sopporterei di vedere qualcun’altro prenderle fra le mani, giocarci o mescolarle con atteggiamenti poco rispettosi. E sono anche convinta che nessuno, a parte il Cartomante, dovrebbe eseguire tutti i rituali che concernono il consulto, poiché solo il Cartomante possiede l’agilità, la pratica e la preparazione ottimale per produrre l’energia necessaria per svolgere un consulto in pieno equilibrio.

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Odete Lopes

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